Il ricordo di Diego Perathoner

Sempre al nostro fianco

Descrivere quel vulcano d’idee che era Diego, anima e inventore della Dolomites Skyrace, non è un compito molto facile. Chi lo conosceva bene lo rivede bimbo con quel caschetto di capelli rossi che lo distingueva già dagli altri. Bambino curioso di tutto, timoroso di nulla, refrattario alle regole. La scuola? Un optional. Mamma Iris, paziente, che lo aiutava a fare i compiti e lui che la sgridava dicendole di spicciarsi perché doveva andare. E poi via, in pieno inverno, vestito di niente, sulla strada gelata davanti a casa con la bicicletta e assetato di vita. E intanto cresceva, diventando adulto in compagnia degli sport che lo appassionavano, come motocross, arrampicata, sci, corsa e viaggi avventurosi.
Soprattutto il grande amore per la montagna, per il “suo” Pordoi, per la Val Lastìes percorsa in tutte le salse, a piedi, in bici, in moto e con gli sci. Un vero amore, messo in mostra senza esibizionismo e senza competizione. Perché lui era così: semplice e sintetico. La sintesi, infatti, è sempre stata fondamentale nella sua vita. Quando frequentava le elementari è passato alla storia un suo tema dal titolo “Mi preparo per una giornata sugli sci”. Lo svolse in dieci parole, tutte numerate. Le ultime due furono: 9) Sci – 10) E via! Per lui era essenziale andare e fare, chiacchierare non serviva a nulla. Era un fiume in piena. Le idee gli arrivavano improvvise, lui le lanciava e poi delegava. Ne sa qualcosa la sorella Daniela, spalla determinante di questo impetuoso fratello. I suoi tratti vincenti erano gioia, allegria e semplicità, con i quali riusciva a conquistare tutti. Negli anni aveva seguito anche le orme di papà Fiorenzo, nel ruolo di amministratore in seno ad una delle aziende più importanti della Val di Fassa e dell’intero Trentino. Professione che comunque non gli aveva impedito di continuare a coltivare le sue tante passioni. Era felice, Diego. Felice e appagato, assieme alla sua Anita, l’anima gemella che da alcuni anni lo affiancava e assecondava, condividendo con amore ogni suo interesse.
Amava i tanti amici dei quali spesso si circondava e amava la vita. L’amava tanto perché forse, inconsciamente, era consapevole che tutto questo sarebbe finito molto presto. Allora voleva vivere, vivere intensamente. Finché una sera non ha più fatto ritorno a casa, lasciandoci in eredità il suo ricordo, le sue creature sportive e le sue idee da custodire e portare avanti, ma soprattutto, a distanza di anni... tanta nostalgia.
Diego è stato tutto questo: una folata di vento, un sole improvviso.